On the road Workers playtime

Hiking adventures.

La Via Francigena a Monteriggioni

Settembre 2016.

Mi trovo nel Parco della Maremma, seduta sopra un masso sul sentiero che scende dall’abbazia medievale di San Rabano, e massaggio nervosamente il ginocchio destro, che proprio adesso di tutti i momenti possibili ha deciso di ricordarmi che ho un principio di artrosi. Dalla macchia alla mia destra spunta un cinghiale. Mi chiede una sigaretta e io, che ho smesso di fumare da quasi 10 anni, gli dico che non posso essergli d’aiuto. Va bene, risponde lui, chiederò ai due romani chiassosi che vi siete lasciati alle spalle in tutta fretta sulla salita, ma prima magari gli faccio passare la voglia di berciare in mezzo al bosco. E sparisce.

Una delle cose che non vi ho detto è che quest’anno ci è presa male col trekking. Sì, ci sono modi più piacevoli per complicarsi la vita, ma probabilmente non fanno per noi.

Le basi.

Se vi piace camminare e siete disposti ad alzarvi presto la mattina per arrancare per qualche ora in salita, scapicollarvi in discesa, consultare la segnaletica e bestemmiare perché vi siete persi, allora possiamo andare d’accordo. In caso contrario, ci vediamo al bar per l’aperitivo.

Fondamentale è non temere la fatica fisica, la polvere, il fango e gli incontri con gli animali selvatici (ciao, amico cinghiale del paragrafo precedente). Partire da una buona condizione fisica sarebbe anche meglio. Io e il direttore artistico, ad esempio, eravamo in discreta forma, ma siamo rimasti umili e ci siamo messi alla prova prima nelle vie cave intorno a Pitigliano, poi sui sentieri che da Santa Fiora e dintorni attraversano il Monte Amiata.

Poi siamo partiti per le Dolomiti: in una settimana abbiamo macinato un centinaio di km sui sentieri meno impegnativi. L’impresa è stata abbondantemente documentata su Instagram, ma, per farvi un’idea, eccovi una diapositiva del sentiero che porta al Rifugio Torre di Pisa.

Verso il Rifugio Torre di Pisa
“Ma che dobbiamo arrivare lassù?” – “Ehm, sì”

Per non farmi mancare niente, mi sono anche massacrata una caviglia, ma so’ dettagli.

L’abbigliamento.

Se il mercato offre ogni genere di maglietta isolante e idrorepellente, pantalone antistrappo e giubbotto tecnico a prova di ISIS, la nostra mise sui sentieri è più simile a quella di Fantozzi e Filini che vanno a caccia. Abbiamo investito abbondantemente in scarpe (impermeabili e con suola antiscivolo), giacche antivento (cappuccio e molte tasche) e abbigliamento termico per l’inverno. Per il resto, siamo rimasti i soliti cialtroni di sempre.

Le mappe.

Possibile che non esista una app di sentieristica?

Lo so, che ingenua.

Di app ce ne sono a decine, da quelle specifiche per una certa zona geografica, magari realizzate dall’Ente competente (Trentino Alto Adige come sempre una spanna sopra a tutti), o legate a percorsi particolari di importanza storica oltre che turistica (la Via Francigena, di cui vi parlerò a parte) a quelle fondate sul lavoro di una community di instancabili hikers, scalatori, bikers e amanti della montagna.

Dopo averne scaricate e provate diverse, ho deciso di affidare le mie sorti principalmente a:

  • Outdooractive: app pensata, creata e in gran parte alimentata da tedeschi. Ve ne accorgerete per le descrizioni in lingua crucca e per l’aspetto in generale un po’ spartano. Alcune funzioni, come la ricerca dei percorsi e la loro organizzazione in liste, può risultare un po’ macchinosa. La versione premium costa 10 euro, io ho quella free e ancora non mi sono persa.
  • View Ranger GPS: meno spartana della precedente, consente di scaricare percorsi creati da altri utenti e seguirli – molti sono free, altri sono a pagamento – e, come del resto Outdooractive, di creare e registrare percorsi da condividere con la community. La funzione Skyline è una figata assurda: si attiva la fotocamera dello smartphone e si inquadrano i dintorni, identificando così monti, laghi e fiumi circostanti, il che vi consente di fare bella figura anche se siete ignoranti in geografia come me. Attenzione però, che la batteria si consuma che è un piacere.

E quindi, muniti di zaino, acqua, panini, una powerbank per lo smartphone e un asciugamano – perché per sopravvivere, qui fuori, devi sapere dov’è il tuo asciugamano – se solo nel fine settimana il tempo fosse decente saremmo pronti a ripartire. Nello zaino metto anche le sigarette per il cinghiale, non si sa mai.